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Confronto Forfettario vs Ordinario 2026

Calcola e confronta le tasse nei due regimi fiscali: scopri quale conviene per la tua partita IVA con grafici, break-even e simulazione dettagliata.

Approfondimenti

Confronto per professionisti (coeff. 78%), costi reali 5.000€, residenza Lombardia, aliquota 15%.

FatturatoNetto/mese Forf.Netto/mese Ord.MiglioreRisparmio
20.000 €1184 €772 €Forfettario4939 €/anno
25.000 €1479 €986 €Forfettario5926 €/anno
30.000 €1775 €1198 €Forfettario6925 €/anno
35.000 €2071 €1411 €Forfettario7926 €/anno
40.000 €2367 €1623 €Forfettario8926 €/anno
50.000 €2959 €2020 €Forfettario11.270 €/anno
60.000 €3551 €2405 €Forfettario13.752 €/anno
70.000 €4143 €2790 €Forfettario16.235 €/anno
80.000 €4734 €3138 €Forfettario19.154 €/anno
85.000 €5030 €3306 €Forfettario20.691 €/anno

I criteri principali per decidere quale regime fiscale adottare.

CriterioForfettarioOrdinario
TassazioneImposta sostitutiva 5% o 15%IRPEF progressiva 23-43% + addizionali
Deduzione costiNo (coefficiente forfettario)Sì, tutti i costi documentati
IVANon si applica (no fattura con IVA)Si applica e si detrae sugli acquisti
ContabilitàSemplificata (solo fatture)Completa (registri IVA, libro giornale)
Limite ricavi85.000€/annoNessun limite
Conviene quandoPochi costi reali, fatturato < 60-70kMolti costi reali, fatturato alto, acquisti con IVA

Il punto di pareggio tra i due regimi dipende dai costi reali dell’attività. Nel forfettario il reddito imponibile si calcola applicando il coefficiente di redditività al fatturato: i costi reali non si deducono. Nel regime ordinario, invece, si deducono tutti i costi documentati. Se i costi reali superano la quota non tassata dal coefficiente forfettario, l’ordinario inizia a diventare competitivo.

Esempio con coefficiente 78% (professionisti): il forfettario “sconta” il 22% del fatturato come costi figurativi. Se i costi reali superano il 22% del fatturato, l’ordinario diventa potenzialmente più conveniente. A € 40.000 di fatturato, la soglia è circa € 8.800 di costi.

Tabella break-even forfettario ordinario: confronto netto al variare dei costi reali per fatturato 40.000 e 60.000 euro, coefficiente 78%, aliquota 15%
FatturatoCosti realiNetto Forfettario/annoNetto Ordinario/annoConvenienza
€ 40.000€ 500028.406 €19.480 €Forfettario
€ 40.000€ 10.00028.406 €16.930 €Forfettario
€ 40.000€ 15.00028.406 €14.379 €Forfettario
€ 40.000€ 20.00028.406 €11.828 €Forfettario
€ 60.000€ 10.00042.609 €26.547 €Forfettario
€ 60.000€ 20.00042.609 €21.928 €Forfettario
€ 60.000€ 30.00042.609 €16.930 €Forfettario

Valori calcolati con coefficiente 78% (professionisti), aliquota 15%, INPS gestione separata, residenza Lombardia.

Quando conviene il regime ordinario?

Il regime ordinario diventa conveniente quando i costi reali dell’attività superano in modo significativo la quota non tassata dal coefficiente forfettario. Per i professionisti (coeff. 78%) questo avviene quando i costi superano il 22% del fatturato. Per gli artigiani (coeff. 67%) la soglia è più alta: il 33% del fatturato. Più basso è il coefficiente, più facile è che l’ordinario convinca.

Il ruolo dei costi reali nella scelta del regime

I costi rilevanti sono quelli deducibili nel regime ordinario: affitto ufficio, software, attrezzature, auto (pro quota), formazione, spese professionali. Se la tua attività ha investimenti significativi (acquisto di macchinari, locazione commerciale, dipendenti), il regime ordinario permette di recuperare una parte consistente di IVA e di abbattere il reddito imponibile IRPEF.

Il coefficiente di redditività varia sensibilmente per settore e determina il punto di break-even tra i due regimi. Un coefficiente alto (come 78% dei professionisti) significa che il forfettario tassa una quota maggiore del fatturato, rendendo più probabile che l’ordinario convinca in presenza di costi elevati. Un coefficiente basso (come 40% del commercio) dà al forfettario un vantaggio strutturale più ampio.

Confronto tasse forfettario e ordinario per settore merceologico su fatturato 50.000 euro: commercio, artigiani, professionisti, intermediari, costruzioni
SettoreCoefficienteTasse Forf. su € 50KTasse Ord. su € 50K (costi 30%)Convenienza
Commercio40%7432 €15.520 €Forfettario
Artigiani67%14.492 €15.520 €Forfettario
Professionisti78%14.492 €15.520 €Dipende
Intermediari62%11.519 €15.520 €Forfettario
Costruzioni86%15.979 €15.520 €Verificare

Tasse stimate: imposta sostitutiva + contributi INPS gestione separata per il forfettario; IRPEF + addizionali + INPS per l’ordinario. Fatturato € 50.000, costi ordinario 30%, residenza Lombardia.

Commercio: forfettario quasi sempre conviene

Con il coefficiente al 40%, il commercio ha la quota non tassata più alta: il 60% del fatturato è già escluso dall’imponibile. Questo significa che l’ordinario diventerebbe conveniente solo con costi reali superiori al 60% del fatturato — uno scenario raro per un esercente in regime semplificato. Il forfettario nel commercio è quasi sempre la scelta ottimale sotto i limiti di legge.

Professionisti: attenzione al coefficiente alto 78%

Con il coefficiente al 78%, la quota figurativa non tassata nel forfettario è solo il 22% del fatturato. Un professionista con spese significative — affitto studio, software specializzati, aggiornamento professionale, cancelleria e spese auto — potrebbe avere costi reali che superano questa soglia. In quel caso il confronto col regime ordinario va fatto con attenzione, usando il simulatore sopra.

Una delle differenze più pratiche tra i due regimi riguarda l’IVA. Il regime forfettario esenta completamente dall’IVA: non si addebita ai clienti e non si detrae sugli acquisti. Il regime ordinario invece prevede il meccanismo classico di IVA a debito e IVA a credito, con liquidazione mensile o trimestrale.

Differenze IVA tra regime forfettario e regime ordinario: fattura, detrazione, liquidazione, vantaggi per clienti privati e B2B
AspettoForfettarioOrdinario
IVA in fatturaNo — regime di franchigiaSì — 22% (o altra aliquota)
Detrazione IVA acquistiNo — IVA indetraibileSì — IVA acquisti recuperabile
Liquidazione IVANon dovutaMensile o trimestrale
Vantaggio per clienti privati (B2C)Sì — prezzo finale più basso del 22%No — IVA esposta in fattura
Vantaggio per clienti B2BNo — non detraggono l’IVA forfettariaSì — detraggono l’IVA esposta

Forfettario con clienti B2B: il problema dell’IVA

Quando i tuoi clienti sono principalmente aziende o professionisti con partita IVA, il regime forfettario può essere uno svantaggio competitivo. Un cliente B2B che acquista da un forfettario non può detrarre l’IVA (perché non viene addebitata), quindi confronterà il prezzo netto del forfettario con il prezzo IVA esclusa dell’ordinario. Se i tuoi prezzi non sono significativamente più bassi, il vantaggio scompare.

Perché il forfettario conviene con clienti privati

Con clienti privati (consumatori finali) che non detraggono l’IVA, il forfettario è un vantaggio diretto: puoi praticare lo stesso prezzo dell’ordinario ma incassare il 22% in più sul netto, oppure abbassare il listino del 18% restando più competitivo. Settori tipicamente B2C — consulenza privata, artigiani, professionisti sanitari — beneficiano molto di questa semplificazione.

Il cambio di regime fiscale è possibile sia in modo automatico che volontario, con regole diverse a seconda della direzione. È un’operazione che ha conseguenze contabili e IVA rilevanti, da pianificare con anticipo.

Procedura di passaggio tra regime forfettario e ordinario: quando, come, effetti su IVA e contabilità in entrambe le direzioni
DirezioneQuandoComeEffetto IVAEffetto contabilità
Forf. → Ord. (automatico)Ricavi > € 85.000Automatico dall’anno successivoSi inizia ad addebitare e detrarre IVAObbligo registri IVA e libro giornale
Forf. → Ord. (volontario)Qualsiasi anno (se si sceglie)Comunicazione in dichiarazione IVAIdem automaticoIdem automatico
Ord. → Forf.Se si soddisfano i requisitiComportamento concludente (no fattura IVA)Rettifica IVA su beni ammortizzabiliSi semplifica: solo conservazione fatture

Passaggio volontario da forfettario a ordinario

Il contribuente in regime forfettario può scegliere volontariamente di passare al regime ordinario, anche senza aver superato la soglia dei € 85.000. In questo caso comunica la scelta in dichiarazione IVA (o con l’apertura della posizione IVA, se non ancora attivata) e il nuovo regime decorre dall’anno fiscale successivo alla comunicazione. La scelta vincola per almeno tre anni.

Tornare al forfettario dall’ordinario: è possibile?

Sì, è possibile rientrare nel forfettario se si soddisfano tutti i requisiti di accesso (ricavi sotto € 85.000, no dipendenti oltre soglia, no redditi da lavoro dipendente oltre € 30.000, ecc.). L’operazione richiede la rettifica della detrazione IVA sui beni ammortizzabili ancora in uso, che può generare un debito IVA da versare. È consigliabile pianificare il rientro con un commercialista.

Uno dei vantaggi pratici più apprezzati del regime forfettario è la drastica semplificazione degli obblighi contabili. Non serve tenere registri IVA, non si redige il bilancio, non si presentano comunicazioni periodiche IVA. Questo si traduce in un risparmio concreto sui costi del commercialista.

Obblighi contabili e fiscali nel regime forfettario e nel regime ordinario: registri, dichiarazioni, fattura elettronica, costo del commercialista
ObbligoForfettarioOrdinario
Tenuta registri IVANo
Registri contabiliNo
BilancioNoSì (se SRL o oltre soglie)
Dichiarazione IVA periodicaNo
ISA / studi di settoreNo — escluso
Fattura elettronicaSì (obbligo dal 2024)
Fatture di acquistoSolo conservazioneRegistrazione e liquidazione IVA
Costo commercialista medio/anno€ 500 – € 800€ 1.500 – € 3.000

Il forfettario ha bisogno del commercialista?

Tecnicamente no: gli adempimenti sono così semplificati che molti forfettari gestiscono autonomamente la fatturazione elettronica e la dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF). Tuttavia, affidarsi a un commercialista anche in forfettario ha senso per verificare la corretta categoria ATECO, il calcolo dei contributi INPS, le detrazioni spettanti e la pianificazione del superamento della soglia € 85.000.

Quanto costa la contabilità in regime ordinario?

In regime ordinario gli obblighi contabili sono molto più onerosi: registri IVA, comunicazioni periodiche, liquidazione mensile o trimestrale dell’IVA, dichiarazione IVA annuale, ISA. Il costo di un commercialista per un lavoratore autonomo in ordinario va indicativamente da € 1.500 a € 3.000 all’anno, a seconda del volume di fatture e della complessità dell’attività. Questo costo va considerato nel calcolo della convenienza complessiva tra i due regimi.

La pressione fiscale reale — intesa come percentuale del fatturato lordo che va in tasse e contributi — è la metrica più utile per confrontare i due regimi su basi omogenee. La tabella seguente usa il coefficiente 78% (professionisti) e calcola la pressione in quattro scenari: forfettario al 15%, forfettario al 5% (nuovi), ordinario con costi al 20% e al 40%.

Pressione fiscale totale forfettario e ordinario per fatturato da 25.000 a 85.000 euro: imposta sostitutiva più contributi INPS vs IRPEF più contributi in regime ordinario
FatturatoForf. 15%Forf. 5% (nuovi)Ord. costi 20%Ord. costi 40%
€ 25.00029,0%23,2%32,7%22,9%
€ 40.00029,0%23,2%35,1%25,3%
€ 50.00029,0%23,2%36,1%26,1%
€ 65.00029,0%23,2%37,7%27,0%
€ 85.00029,0%23,2%39,0%28,2%

Pressione = (fatturato − costi reali − reddito netto) / fatturato. Coefficiente 78%, INPS gestione separata, residenza Lombardia. I valori includono imposta sostitutiva o IRPEF + addizionali + contributi INPS.

Pressione fiscale reale nel forfettario

Nel forfettario al 15% la pressione fiscale effettiva è sorprendentemente bassa per i fatturati più bassi, grazie all’applicazione dell’imposta sostitutiva solo sul reddito imponibile (fatturato × coefficiente). Per i professionisti, a € 40.000 di fatturato la pressione totale si aggira tra il 25% e il 30% (imposta + contributi INPS), contro il 35-45% del regime ordinario nella stessa fascia.

A € 85.000 conviene ancora il forfettario?

A € 85.000 di fatturato, il forfettario al 15% rimane vantaggioso rispetto all’ordinario con costi bassi, ma il vantaggio si riduce. Se i costi reali sono elevati (oltre il 30-35% del fatturato), l’ordinario potrebbe già essere competitivo. È la fascia in cui il confronto va fatto con più attenzione, soprattutto considerando che il superamento dei € 85.000 forzerà comunque il passaggio all’ordinario nell’anno successivo.

Sì, è possibile avere contemporaneamente un contratto di lavoro dipendente e una partita IVA in regime forfettario, a condizione che il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non superi € 30.000. I due redditi non si cumulano ai fini IRPEF: il reddito forfettario sconta l’imposta sostitutiva separatamente, mentre il reddito dipendente segue le normali regole IRPEF con le relative detrazioni.

Scenari tasse con lavoro dipendente e partita IVA forfettaria combinati: reddito dipendente 25.000 euro, forfettario 40.000 euro, scenario combinato
ScenarioReddito dipendenteFatturato P.IVATasse totali stimateNote
Solo dipendente€ 25.000€ 5.500 – 6.500IRPEF + INPS dipendente
Solo forfettario€ 40.000€ 9.000 – 12.000Imposta sost. 15% + INPS
Dipendente + Forfettario€ 25.000€ 40.000€ 15.000 – 19.000Tasse separate, no cumulo IRPEF

Quanto si paga in totale con doppio reddito?

Il vantaggio del regime forfettario in combinazione con il lavoro dipendente è che i due redditi vengono tassati separatamente e non si sommano per gli scaglioni IRPEF. Il reddito forfettario sconta l’imposta sostitutiva al 15% (o 5% per i nuovi), indipendentemente da quanto si guadagna come dipendente. Se invece si fosse in regime ordinario, i due redditi si sommerebbero e il reddito aggiuntivo verrebbe tassato all’aliquota marginale più alta.

Il limite dei € 30.000 di reddito dipendente

La soglia di € 30.000 si riferisce al reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente. Se nel 2025 hai percepito € 32.000 come dipendente, nel 2026 non puoi accedere al forfettario. Se nel 2025 hai percepito € 28.000, nel 2026 puoi mantenere o aprire la partita IVA forfettaria. Usa il calcolatore tasse forfettario → per stimare l’imposta sostitutiva sulla tua attività autonoma.

Scegliere il regime fiscale sbagliato può costare migliaia di euro all’anno. Ecco i cinque errori più frequenti che i titolari di partita IVA commettono nella scelta tra forfettario e ordinario, e come evitarli.

1. Non considerare i costi reali dell’attività

Molti scelgono il forfettario guardando solo l’aliquota del 15%, senza verificare se i costi reali dell’attività superano la quota già “scontata” dal coefficiente di redditività. Con un coefficiente alto come 78%, la soglia di break-even è relativamente bassa: se le tue spese professionali superano il 22% del fatturato, l’ordinario potrebbe darti un netto maggiore. Soluzione: calcola sempre il confronto con i tuoi costi reali.

2. Ignorare l’IVA indetraibile sugli acquisti

Nel forfettario l’IVA pagata sugli acquisti (attrezzature, software, auto, locali) non è detraibile. Se acquisti un computer da € 2.000 + IVA, nel forfettario perdi € 440 di IVA irrecuperabile. In ordinario quell’IVA è a credito. Con acquisti importanti e frequenti, questo costo nascosto può essere significativo. Soluzione: somma l’IVA indetraibile ai costi reali nel calcolo del break-even.

3. Non pianificare il superamento dei € 85.000

Chi si avvicina alla soglia dei € 85.000 spesso non pianifica la transizione all’ordinario con anticipo. Il passaggio non è immediato (vale dall’anno successivo), ma i preparativi contabili, l’attivazione dei registri IVA e la scelta del regime contabile (semplificato vs ordinario) vanno organizzati per tempo. Soluzione: monitora il fatturato e pianifica il passaggio con almeno 6 mesi di anticipo.

4. Dimenticare il peso dei contributi INPS

L’imposta sostitutiva al 15% è solo una parte del carico fiscale. I contributi INPS (gestione separata: 26,07% sul reddito imponibile forfettario per i professionisti senza cassa) possono pesare più dell’imposta stessa. Con un fatturato di € 50.000 e coefficiente 78%, l’imponibile INPS è € 39.000 e i contributi superano € 10.000. Soluzione: usa sempre il simulatore che include i contributi INPS nel confronto.

5. Non valutare il tipo di clientela (B2B vs B2C)

Se i tuoi clienti sono prevalentemente aziende con partita IVA (B2B), il regime forfettario può essere uno svantaggio competitivo: non addebitando l’IVA, il tuo cliente non può detrarre nulla, e il tuo servizio risulta più caro rispetto a un ordinario a parità di corrispettivo. Con clienti privati (B2C) è esattamente il contrario. Soluzione: analizza la composizione della tua clientela prima di scegliere il regime.

Un commercialista può aiutarti a scegliere il regime giusto analizzando la tua situazione specifica: tipo di attività, composizione clienti, previsione costi, piani di crescita. Trova un commercialista vicino a te →

Le risposte alle domande più cercate sul confronto tra regimi fiscali, aggiornate al 2026.

Conviene il regime forfettario o l'ordinario?

Dipende dal fatturato, dal tipo di attività e dai costi reali. Il forfettario conviene nella maggior parte dei casi per fatturati sotto i 50.000-60.000 euro con pochi costi. L'ordinario può convenire se hai molte spese deducibili superiori al coefficiente forfettario della tua attività.

Come funziona il coefficiente di redditività nel forfettario?

Nel regime forfettario non si deducono i costi reali. Il reddito si calcola applicando un coefficiente fisso al fatturato che varia per settore: 40% per il commercio, 78% per i professionisti, 86% per le costruzioni. Se i tuoi costi reali superano la percentuale non tassata (100% - coefficiente), l'ordinario potrebbe convenire.

Quali tasse si pagano nel regime ordinario?

Nel regime ordinario un lavoratore autonomo paga: IRPEF progressiva (23-43%), addizionali regionali e comunali, contributi INPS gestione separata (26,07%). Si possono però dedurre tutti i costi reali dell'attività dal reddito imponibile.

Posso passare da forfettario a ordinario?

Sì, il passaggio è possibile. Si esce dal forfettario automaticamente se si superano i 85.000 euro di ricavi, oppure si può scegliere volontariamente il regime ordinario comunicandolo in dichiarazione IVA. Il cambio ha effetto dall'anno fiscale successivo.

Il forfettario conviene sempre sotto i 85.000 euro?

Non sempre. Se la tua attività ha costi reali molto elevati (superiori a quanto il coefficiente forfettario 'sconta'), l'ordinario potrebbe essere più vantaggioso. Il nostro simulatore calcola il break-even: il livello di costi oltre il quale l'ordinario diventa conveniente.

Come si calcola il break-even tra forfettario e ordinario?

Il break-even è il livello di costi reali oltre il quale l'ordinario diventa conveniente. Si calcola confrontando il netto dei due regimi al variare dei costi: quando il netto ordinario supera quello forfettario, hai trovato il punto di pareggio. Il nostro simulatore lo calcola automaticamente.